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venerdì, novembre 04, 2011

La maledizione del Giona


Nel film di Peter Weir, Master and Commander, ad un certo punto, nel mezzo di una bonaccia senza fine, tra i marinai si sparge la voce che tra di loro “vi è un Giona”; un personaggio in grado di attirare la maledizione di Dio sulla barca, del quale occorre sbarazzarsi se, in questo caso, si vuol riprendere a navigare. Nel film, il giovane ufficiale identificato come il Giona decide per il suicidio. Ma da dove nasce questa leggenda? Da un racconto biblico, nel quale però la situazione iniziale è opposta, ma egualmente mortifera. Sul mare si è scatenata una tempesta e tutti sono impauriti, eccetto Giona, unico ebreo a bordo. Interrogato sul perché della sua calma e sulla sua origine, risponde: “Sono Ebreo e venero il Signore Dio del cielo, il quale ha fatto il mare e la terra”. Un Dio che ha fatto insieme la terra e il mare, quel mare pauroso e infido. E’ noto che i marinai impauriti decidono di disfarsi di lui, su invito dello stesso Giona che si assume la colpa, ròso dal senso di colpa per aver disubbidito al Signore: “Prendetemi e gettatemi in mare e si calmera' il mare che ora è contro di voi, perché io so che questa grande tempesta vi ha colto per causa mia. Quindi, quelli presero Giona e lo gettarono in mare e il mare placò la sua furia”. In acqua, un grande pesce lo mangia, ma lo risputa più oltre, favorendogli la riva. Costretto dai fatti, dunque, a recarsi a Ninive, rimane anche deluso, perché quei pagani si convertono facilmente alla sua predicazione.

Diverse suggestioni simboliche arricchiscono il racconto. Al mare è associata la tempesta. Questa feste Verbindung tiene nei secoli: il mare in tempesta, gli irati flutti, è l’immagine per eccellenza che accompagna la storia marina europea fino all’Ottocento, quando questa correlazione così stretta s’incrina, e oltre che la furia del mare si predica anche la calma e la bellezza. In secondo luogo, Giona ha fede in un dio creatore sì della terra, ma anche del mare: e nella Bibbia, dove la parola mare compare di rado, ciò è notevole. In ebraico, mare è espresso da una sola parola, yam, secondo una radice semitica comune. E’ termine molto generico che indica una qualsiasi distesa d’acqua: sia salata, sia dolce, sia interna, come nel caso del yam ha-nechoset, il bacino nel cortile anteriore del Tempio di Gerusalemme, oppure come nel caso del mare o lago di Tiberiade, nel Nuovo Testamento chiamato con tre nomi diversi: «Lago di Gennesaret», che è una corruzione di Chinnerot; «Mare o Lago di Galilea», dalla provincia in cui è situato; e «Mare di Tiberiade», dalla citta' di quel nome, edificata da Erode, sulla sponda occidentale.






venerdì, giugno 01, 2007

Scambio....






Sempre all'interno della festa questo importante momento di amicizia. Ecco lo scambio di maglia con Bobo.