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venerdì, novembre 11, 2011

The new Colossus

Datemi i vostri stanchi, i vostri poveri, le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi, i rifiuti miserabili delle vostre spiagge affollate. Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste a me, e io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata.

Not like the brazen giant of Greek fame,


With conquering limbs astride from land to land;

Here at our sea-washed, sunset gates shall stand

A mighty woman with a torch, whose flame

Is the imprisoned lightning, and her name

Mother of Exiles. From her beacon-hand

Glows world-wide welcome; her mild eyes command

The air-bridged harbor that twin cities frame.

"Keep, ancient lands, your storied pomp!" cries she

With silent lips. "Give me your tired, your poor,

Your huddled masses yearning to breathe free,

The wretched refuse of your teeming shore.

Send these, the homeless, tempest-tost to me,

I lift my lamp beside the golden door!"



Emma Lazarus, 1883

martedì, settembre 02, 2008

I pastori

Oh...questa poesia mi è sempre piaciuta. E' possibile ascoltarla nel film "Auguri professore" con Silvio Orlando.

Settembre, andiamo. E' tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d'acqua natía
rimanga ne' cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d'avellano

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh'esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l'aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori

Ah perché non son io cò miei pastori?

Gabriele D'annunzio

mercoledì, marzo 19, 2008

Festa del Papà

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Eugenio Montale

martedì, febbraio 19, 2008

Emily Dickinson

Non avessi mai visto il sole
avrei sopportato l'ombra
ma la luce ha aggiunto al mio deserto
una desolazione inaudita.

lunedì, ottobre 01, 2007

If

Forse l'ho già messa ma la voglio ricordare perchè è stupenda. Kipling l'ha scritta per suo figlio e, dentro, trovo tante cose, che nel corso del tempo il mio di papà, ha detto a me.

Se riuscirai a mantenere la calma quando tutti intorno a te la perderanno;
Se avrai fiducia in te stesso quando tutti dubiteranno di te, ma tenendo nel giusto conto il loro dubitare,
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare o essendo calunniato a non rispondere con calunnie o essendo odiato a non dare spazio all'odio senza perciò sembrare troppo buono troppo saggio;
Se saprai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se riuscirai a pensare senza fare dei pensieri il tuo fine;
Se riuscirai imbattendoti nel trionfo o nel disastro a trattare questi due impostori nello stesso modo;
Se riuscirai a sopportare di sentire la verità che tu hai detto distorta da furfanti che ne faranno una trappola per gli stolti;
Se saprai guardare le cose, per le quali hai dato la vita, distrutte e umiliandoti ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;
Se farai un cumulo delle tue vittorie per giocarle a "testa o croce" e perdere e ricominciare dall'inizio senza mai accennare una volta alla tua sconfitta;
Se saprai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi, a sorreggerti anche dopo molto tempo che non li sentirai più e così resistere senza sentire altro che la tua volonta che ti dica: Vai avanti!
Se saprai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà o passeggiare con i re senza perdere il tuo tocco di dignità;
Se i nemici gli amici potranno ferirti;
Se tutti gli uomini avranno per te egual valore, senza per tanto valorizzare l'operato di uno solo;
Se riuscirai a riempire l'inesorabile minuto con i suoi sessanta secondi, che scorrendo nelle tue vene ti dicano che vale la pena di viverli:
Tua è la terra e tutto ciò che si trova in essa
ma ciò che più conta
Sarai Uomo Figlio mio!


venerdì, agosto 10, 2007

Auguri a te

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo favilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono...
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, additale bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!

Classico Pascoli