martedì, ottobre 31, 2006

Il libertino

Consentitemi di essere esplicito sin dall'inizio. Non credo che vi piacerò. I signori proveranno invidia e le signore disgusto. Non vi piacerò affatto. Non vi piacerò ora e vi piacerò ancor meno in seguito. Signore un avvertimento. Io sono pronto a tutto in ogni momento e se merito o demerito questa ora è difficile da dire. Tuttavia è certo che sono un libertino. Continuerò a spassarmela e a provare ardenti passioni. Non voletemene. Vi arrecherebbe afflizione. E traete le vostre conclusioni alla distanza a cui vi terreste se stessi per mettere la lingua sotto le vostre sottane. Signori non disperate. Sono pronto a tutto si. Lo stesso avvertimento vale anche per voi. Placate le vostre squallide erezioni perchè quando avrete un amplesso vedrò di cosa sarete capaci. Allora saprò se sarete venuti meno alle mie aspettative. Vi auguro di fottere immaginando che la vostra amante segreta vi stia osservando di nascosto. Di provare le stesse sensazioni che io ho provato e che provo. E chiedervi: Era questo lo stesso brivido che sentiva lui? Avrà conosciuto qualcosa di più intenso? O c'è un muro di disgrazia contro il quale tutti battiamo la testa in quel fulgido ed ermo momento?
Questo è tutto. Questo il mio prologo. Nessuna rima e nessun decoro. Non era quello che vi aspettavate spero. Sono John Wilmot il secondo conte di Rochester e non ho alcuna intenzione di piacervi.

venerdì, ottobre 27, 2006

Oceano Mare

Preghiera di uno che si è perso, e dunque, a dirla tutta, preghiera per me. Signore Buon Dio, abbiate pazienza, sono di nuovo io. Dunque, qui le cose vanno bene, chi più chi meno, ci si arrangia, in pratica, si trova poi sempre il modo di cavarsela, voi mi capite, insomma, il problema non è questo.Il problema sarebbe un altro, se avete la pazienza di ascoltarmi. Il problema è questa strada, bella strada questa che corre e scorre e soccorre, ma non corre diritta, come potrebbe e nemmeno storta come saprebbe, no. Curiosamente si disfa. Credetemi (per una volta voi credete a me) si disfa. Dovendo riassumere, se ne va un po' di qua, un po' di là, presa da improvvisa libertà. Chissà. Adesso, non per sminuire, ma dovrei spiegarvi questa cosa, che è cosa da uomini, e non è cosa da Dio, di quando la strada che si ha davanti si disfa, si perde, si sgrana, si eclissa, non so se avete presente, ma è facile che non abbiate presente, è una cosa da uomini, in generale, perdersi. Non è roba da Voi. Bisogna che abbiate pazienza e mi lasciate spiegare. Faccenda di un attimo. Innanzitutto non dovete farvi fuorviare dal fatto che, tecnicamente parlando, non si può negarlo, questa strada che corre, scorre, soccorre, sotto le ruote di questa carrozza, effettivamente, volendo attenersi ai fatti, non si disfa affatto.Tecnicamente parlando. Continua diritta, senza esitazioni, neanche un timido bivio, niente.Diritta come un fuso. Lo vedo da me. Ma il problema, lasciatevelo dire, non sta qui. Non è di questa strada, fatta di terra e polvere e sassi, che stiamo parlando. La strada in questione è un'altra. E corre non fuori, ma dentro. Qui dentro. Non so se avete presente: la mia strada.Ne hanno tutti una, lo saprete anche voi, che tra l'altro, non siete estraneo al progetto di questa macchina che siamo, tutti quanti, ognuno a modo suo. Una strada dentro ce l'hanno tutti, cosa che facilita, per lo più, l'incombenza di questo viaggio nostro, e solo raramente, ce lo complica. Adesso è uno dei momenti che lo complica. Volendo riassumere, è quella strada, quella dentro, che si disfa, si è disfatta, benedetta, non c'è più. Succede, credetemi, succede. E non è una cosa piacevole. Io credo che quella vostra trovata del diluvio universale, sia stata in effetti una trovata geniale. Perché a voler trovare un castigo, mi chiedo cosa sia meglio che lasciare un povero cristo da solo in mezzo a quel mare. Neanche una spiaggia. Niente. Uno scoglio. Un relitto derelitto. Neanche quello. Non un segno per capire da che parte andare, per andarci a morire. ... So perfettamente qual è la domanda, è la risposta che mi manca.Corre questa carrozza, e io non so dove. Penso alla risposta, e nella mia mente diventa buio. Così questo buio io lo prendo e lo metto nelle vostre mani. E vi chiedo Signore Buon Dio di tenerlo con voi un'ora soltanto, tenervelo in mano quel tanto che basta per scioglierne il nero, per scioglierne il male che fa nella testa, quel buio nel cuore, quel nero, vorreste? Potreste anche solo chinarvi, guardarlo, sorriderne, aprirlo, rubargli una luce e lasciarlo cadere che tanto a trovarlo ci penso poi io, a vedere dov'è. Una cosa da nulla per voi, così grande per me. Mi ascoltate Signore Buon Dio? Non è chiedervi tanto, è solo una preghiera, che è un modo di scrivere il profumo dell'attesa. Scrivete voi dove volete il sentiero che ho perduto. Basta un segno, qualcosa, un graffio leggero sul vetro di questi occhi che guardano senza vedere, io lo vedrò. Scrivete sul mondo una sola parola scritta per me, la leggerò. Sfiorate un istante di questo silenzio, lo sentirò. Non abbiate paura, io non ne ho. E scivoli via questa preghiera con la forza delle parole, oltre la gabbia del mondo, fino a chissà dove. Amen

giovedì, ottobre 26, 2006

Mal d'Africa

Pubblico questo pezzo scritto da una persona che ieri, in una mail ha condiviso una cosa realmente importante.
Il mio vuole essere un omaggio alla sua forza.

Sono passate da poco le cinque del pomeriggio, e già sulla collina di Nankhwali scende il buio. Questo è il momento della giornata che preferisco, perché in contemplazione del meraviglioso mondo che ogni giorno mi si affaccia dalla konde (veranda) della missione, rimango in ascolto della vita d’Africa e alla ricerca di un senso nella mia anima. Mi ha sempre fatto paura andare così in esplorazione dei miei sentimenti, ma qui tutto sembra avere un senso, tutto sembra essere facile e tutto si vive senza paura di sbagliare e senza paura di essere diversi. Eppure se riesco a pensare per la prima volta a me stessa, mi sembra di capire di quanto non sia sola nel mondo, ma parte di un gruppo di miliardi, e di miliardi di esseri e realtà, una tra tante, eppure, tra tante… insostituibile. Ormai piove ininterrottamente da due giorni, e se guardo in lontananza, all’orizzonte, là nel lago Malawi, vedo avvicinarsi, ancora più prepotente, il monsone estivo che soffia con forza dalle coste del Mozambico. Arriveranno solo gli strascichi delle grandi piogge, ma mi aspetto le strade allagate e i campi sommersi. Ancora una volta rumori e colori mi investono. Il sole tende gli ultimi raggi di calore arancione, mentre in lontananza si vedono già, immerse nell’oscurità, i primi focolai dei villaggi. Tamburi in festa, come sempre, nonostante tutto, e gli ippopotami che iniziano la loro danza della fame verso i campi appena seminati. E’ strano come dopo così tanto tempo, dopo così tante volte che assaporo questa vita, riesca ancora a stupirmi e ad emozionarmi. E mai mi stancherò di farlo. Oggi Amay (signora) Banda è venuta alla missione per avvertirci che c’era una ragazza che doveva partorire. Ho dovuto lasciare per un momento il mio lavoro di smistamento dei medicinali, per andare insieme a suor Salete al dispensario. Avevo paura. Non sapevo come comportarmi, ed ero anche quasi scocciata. Il giorno prima avevo visto morire un bambino, e mi sembrava quasi uno scherzo. E invece non era uno scherzo, ma un segno del destino. Era la vita che continua, ogni giorno, anche nelle difficoltà più insormontabili. Quando ho preso tra le braccia il piccolo Paolo, così piccolo e così fragile, non ho dimenticato Sam morto il giorno prima, ma ho ricordato che la vita, anche nel suo aspetto più crudele ha un senso. Strano e difficile da capire, quasi inaccettabile, ma è così. Lottare per vivere e per far vivere. Lottare perché di Sam ne muoiano sempre di meno, e perché nel sogno della vita non possano morirne più. E lottare perché di Paolo ne nascano ancora e vivano come bambini veri, ovunque e comunque. A tenere tra le braccia il piccolo Paolo, mi son sentita io ancora più piccola di lui, quasi un’inezia in confronto della vita bellissima che avevo davanti, eppure anche così forte da desiderare, da potere, da pretendere di cambiare le cose. Il desiderio di maternità si è così tanto rinforzato in me non per un fatto egoistico di avere qualcuno d’amare, ma per un fatto presuntuoso di costruire un futuro migliore. Chissà domani cosa mi riserverà questo posto, cosa mi regalerà questa gente. Nell’attesa assaporo il buio di quest’Africa che mi avvolge intimamente e mi stravolge il cuore.

mercoledì, ottobre 25, 2006

Per Gaby

Grazie per la splendida telefonata di ieri sera. Ascolta questa canzone

Waiting (reprise) G. M.
Aspettando

Non c'è un luogo in cui andare
finchè non hai deciso dove andare
e la strada che ho percorso fino adesso
ha riempito le mie tasche
ma ha svuotato la mia anima

Tutte le insicurezze
che mi hanno buttato giù così a lungo
non posso dire di avere trovato una cura
ma almeno adesso so
che non sono poi così gravi

Hai cercato i tuoi sogni in paradiso
ma cosa diavolo pensi di fare
se divenissero realtà?

C'è un anno della mia vita in queste canzoni
e qualcuna parla di te
adesso so che non c'è un modo corretto per scriverle
Credimi non voglio dire bugie hai ferito il mio orgoglio
e penso che esista una strada senza te

Ma una volta tu hai detto
che c'è la possibilità di tornare indietro per ogni uomo
così eccomi qui
che la gente non cambi, io sono qui
è troppo tardi per provarci ancora?
Io sono qui!

lunedì, ottobre 23, 2006

pensieri, parole...

Sento ancora le tue dita sul piano della mia infanzia. Ti ho cercata dappertutto, anche all’estero. Ti ho trovata; ovunque fossi, mi addormentavo nel tuo sguardo. Ora so che i sogni più folli si scrivono con l’inchiostro del cuore. Ho vissuto la dove i ricordi si formano a due, al riparo dagli sguardi, nel segreto di una sola fiducia dove tu ancora regni. Mi hai dato ciò che non immaginavo. Io ero di tutti i villaggi, tu hai creato un mondo. Te ne ricorderai un giorno?
Sei entrata nella mia vita come si entra nell’estate. Non provo né rabbia né rammarico. I momenti che mi hai dato hanno un nome: l’incanto. Lo hanno ancora.

sabato, ottobre 21, 2006

La verità di Tolomeo

La verità non è mai semplice, ma in questo caso lo fu. La verità è...che lo abbiamo ucciso noi, con il silenzio abbiamo acconsentito che ciò avvenisse perchè non potevamo andare avanti. Ma per Ares quale futuro ci aspettava se non quello di essere eliminati alla fine come Clito. Dopo tutto questo tempo cedere le nostre ricchezze ai sicofanti asiatici che disprezzavamo, mischiare le razze, armonia...ah...oh lui parlava di queste cose ma in realtà cresceva solo Alessandro, con un'altra popolazione pronta ad obbedirgli. Io non ho mai creduto al suo sogno. Nessuno di noi ci ha creduto. Questa è la verità sulla sua esistenza. I sognatori ci svuotano. Devono morire prima che ci uccidano con i loro maledetti sogni.

C'è vita su Marte

La nostra più grande paura non è quella di essere inadeguati. La nostra più grande paura è quella di essere potenti al di là di ogni misura. È la nostra luce, non la nostra oscurità che più ci spaventa. Agire da piccolo uomo non aiuta il mondo, non c'è nulla di illuminante nel rinchiudersi in sè stessi così che le persone intorno a noi si sentiranno insicure. Noi siamo nati per rendere manifesta la gloria che c'è dentro di noi, non è solo in alcuni di noi è in tutti noi. Se noi lasciamo la nostra luce splendere inconsciamente diamo alle altre persone il permesso di fare lo stesso. Appena ci liberiamo dalla nostra paura la nostra presenza automaticamente libera gli altri

giovedì, ottobre 19, 2006

Tanti auguri Bet

Another red letter day
So the pound has dropped and the children are creating
The other half ran away
Taking all the cash and leaving you with the lumber
Got a pain in the chest
Doctors on strike what you need is a rest
It's not easy love, but you've got friends you can trust
Friends will be friends
When you're in need of love they give you care and attention
Friends will be friends
When you're through with life and all hope is lost
Hold out your hand 'cos friends will be friends - right till the end

domenica, ottobre 15, 2006

...

Quando si accende l'amore è una pazzia temporanea. L'amore scoppia come un terremoto e in seguito si placa. E quando si è placato bisogna prendere una decisione. Bisogna riuscire a capire se le nostre radici sono così inestricabilmente intrecciate che è inconcepibile il solo pensiero di separarle perchè questo è...l'amore. E' questo. L'amore non è turbamento, non è eccitazione, non è il desiderio di accoppiarsi ogni istante della giornata. Non è restare sveglia la notte immaginando che lui sia li a baciare ogni parte del tuo corpo. No, non arrossire. Ti sto dicendo delle verità. Questo è semplicemente essere innamorati e chiunque può facilmente convincersi di esserlo. L'amore invece è quello che resta del fuoco, quando l'innamoramento si è consumato. Non sembra molto eccitante vero? Ma lo è.
E' quando le sue parole anche solo per un istante ti hanno toccato l'anima.

mercoledì, ottobre 11, 2006

Il mio cocktail preferito

Nel mitico film Havana con Robert Redford il protagonista Jack a un certo punto offre da bere a due ragazze:

RR: Dos daiquiri por favor.
G: e se non dovesse piacermi?
RR: Vi piacerà.

Per la cronaca poi ha ragione di entrambe nel suo appartamento.

Daiquiri:

3/4 di Rhum bianco
1/4 di succo di limone
zucchero a piacere...

martedì, ottobre 10, 2006

A grandissima richiesta

Quello che non ti ho detto (scusami) Modà
Scusami... se quella sera sono stato troppo fragile... E non ho avuto proprio forza per resistere... per fregarmene...
Scusami... ma la voglia di sentirti era incontrollabile... Dirti tutto in quel momento era impossibile... era inutile
Scusami, se ho preferito scriverlo, che dirtelo, ma non è facile... dirti che... Sei diventata il senso di ogni mio giorno...momento...perché...
...perché sei fragile...
Scusami...se io non sto facendo altro che confonderti... Ma vorrei far di tutto per non perderti... e per viverti...
Parlami...ma ti prego di qualcosa oppure stringimi... Ho paura del silenzio e dei tuoi brividi...dei miei limiti...
Scusami, se ho preferito scriverlo, che dirtelo, ma non è facile...dirti che... Sei diventata il senso di ogni mio giorno...momento...perché...
...perché sei fragile...e come me sai piangere...
Scusami, se ho preferito scriverlo, che dirtelo, ma non è facile...dirti che...
Sei diventata il senso di ogni mio giorno...momento...perché...
...perché sei fragile...e come me sai piangere..."

lunedì, ottobre 09, 2006

1967...


In quel Giorno d'ottobre
in terra Boliviana
con cento colpi è morto
Ernesto Che Guevara
(Stagioni- Francesco Guccini)

domenica, ottobre 08, 2006

George in Milan


Well I guess it would be nice
If I could touch your body
I know not everybody
Has got a body like you
But I've got to think twice
Before I give my heart away
And I know all the games you play
Because I play them too Oh but
I Need some time off from that emotion
Time to pick my heart up off the floor
And when that love comes down Without devotion
Well it takes a strong man baby
But I'm showing you the door
'Cause I gotta have faith...
Baby I know you're asking me to stay
Say please, please, please, don't go away
You say I'm giving you the blues Maybe
You mean every word you say Can't help but think of yesterday
And another who tied me down to loverboy rules
Before this river Becomes an ocean
Before you throw my heart back on the floor
Oh baby I reconsider My foolish notion
Well I need someone to hold me But I'll wait for something more
Yes I've gotta have faith...

giovedì, ottobre 05, 2006

Non tutti sanno che

- E' impossibile leccarsi il gomito
- Un coccodrillo non può tirare fuori la lingua
- Il cuore di un gamberetto è nella testa
- gli elefanti sono gli unici animali che non possono saltare
- In uno studio effettuato su circa 200.000 struzzi, durato più di 80 anni, non si è mai visto uno struzzo mettere la testa nella sabbia.
- American Airlines ha risparmiato US$ 40.000 nel 987 eliminando una oliva per ogni insalata che serviva in prima classe
- se una statua nel parco di una persona a cavallo ha due piedi per aria, la persona è morta in combattimento, se il cavallo ha una delle zampe anteriori alzate, la persona è morta ferita in combattimento, se il cavallo ha le quattro zampe per terra, la persona è morta per cause naturali.
- secondo la legge, nelle strade parastatali degli Stati Uniti un miglio su cinque deve essere diritto. Questi tratti sono utili come piste di atterraggio in casi di emergenza e di guerra. - I porci non possono fisicamente guardare il cielo
- Piu del 50% delle persone, in tutto il mondo, non hanno mai fatto o ricevuto telefonate.
- I ratti e i cavalli non possono vomitare
- il gracchiare di un'anatra (Quac, quac) non fa eco e nessuno sa perchè.
- è impossibile starnutire con gli occhi aperti
- Se starnutite troppo forte, potreste rompervi una costola
- Se tentate di trattenere uno starnuto, potrete causarvi la rottura di una vena nel cervello o nella nuca, e potreste morire
- Se, contro natura, tenete gli occhi aperti mentre startunite, potrebbero uscirvi dalle orbite.
- I ratti si moltiplicano così rapidamente che, in soli 18 mesi, una coppia può avere più di 1 milione di discendenti
- L'accendino è stato inventato prima dei fiammiferi
- Miguel de Cervantes Saavedra e William Shakespeare sono considerati i più grandi esponenti della letteratura spagnola e inglese rispettivamente. Entrambi sono morti il 23 aprile 1616...
- l'uomo ci ha messo 22 secoli per calcolare la distanza tra la Terra e il Sole (149.400.000 Km.). Lo avremmo saputo molto prima se a qualcuno fosse venuto in mente di moltiplicare per 1.000.000.000 l'altezza della piramide di Cheope a Giza, costruita 30 secoli prima di Cristo
- Il 35% delle persone che usano annunci personali nei giornali, per trovare un compagno o compagna, sono sposati.
- La maggior parte dei rossetti contiene delle lische di pesce
- Come le impronte digitali, l'impronta della lingua è diversa per ogni uomo. ...e il 75% delle persone che leggono questo testo avranno provato a leccare il proprio gomito!

Nonnismo

Dopo gli incresciosi discorsi fatti recentemente è necessario un drammatico ritorno alla realtà:

Lei vuole una risposta da me sul codice rosso. La mia versione ufficiale è che io scoraggio tale pratica in conformità alle direttive. Detto fra noi, le dico che è una parte preziosissima dell'addestramento del soldato di fanteria e, se si da il caso, che si produca a mia insaputa, beh amen. Io comando il mio reparto come meglio credo. Se è proprio decisa ad indagare su di me getti pure i dadi e corra i suoi rischi. Io faccio colazione a trecento metri da quattromila cubani addestrati ad uccidermi, quindi, non creda di poter venire qui a sventolare un distintivo nella speranza di farmi innervosire